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Corriere della Sera

La storia - Corriere della sera

Il Corriere della Sera nacque nel febbraio del 1876 quando Eugenio Torelli Viollier[10], direttore de La Lombardia, e Riccardo Pavesi, editore della medesima, decisero di fondare un nuovo giornale.[11]

Il primo numero venne annunciato dagli strilloni in piazza della Scala alle 21 di domenica 5 marzo 1876[12], con la data del 5-6 marzo. La doppia data indicata consentiva la validità del giornale per il pomeriggio del primo giorno e la mattina del giorno seguente.[13] Per il lancio venne scelta la prima domenica di Quaresima (tradizionalmente quel giorno i giornali milanesi non uscivano). Il Corriere sfruttò quindi l’assenza di concorrenza; però, per non inimicarsi l’ambiente, devolvette in beneficenza il ricavato del primo numero. La foliazione era di quattro pagine, stampate in 15 000 copie.

Come sede del nuovo giornale fu scelto un luogo di prestigio, la centralissima Galleria Vittorio Emanuele[14]. Tutto il giornale era raccolto in due stanze ed era fatto da tre redattori (oltre al direttore) e da quattro operai. I tre collaboratori di Torelli Viollier erano suoi amici[15]:

  • Raffaello Barbiera, veneto, che aveva rinunciato al suo impiego al Comune di Venezia per inseguire le sue velleità letterarie. Aveva conosciuto Torelli nel salotto della contessa Maffei pochi mesi prima della fondazione del giornale;
  • Giacomo Raimondi, l’unico nato nella città dove si pubblicava il giornale, nonché l’unico che aveva già svolto la professione di giornalista. Di idee vagamente socialiste, già collaboratore del quotidiano economico «Il Sole» e del «Gazzettino Rosa» (dove si firmava “l’Economista”), l’aveva lasciato quando il periodico aveva deciso di aderire all’Internazionale marxista. I quattro anni precedenti il suo approdo al «Corriere» erano stati di vera e propria indigenza;
  • Ettore Teodori Buini, originario di Livorno. Amico personale di Eugenio da dieci anni, colto e poliglotta, aveva viaggiato in tutto il mondo, tanto che Torelli lo aveva definito “personaggio salgariano“.

Teodori Buini fu nominato caporedattore. Portò al giornale anche sua moglie, Vittoria Bonaccina, che tradusse alcuni dei romanzi pubblicati sulle pagine del Corriere. La signora Bonaccina non era l’unica donna: collaborò anche la moglie di Torelli, Maria Antonietta Torriani, scrittrice di romanzi d’appendice con lo pseudonimo “marchesa Colombi”. Per le indispensabili corrispondenze da Roma si era offerto di collaborare gratuitamente Vincenzo Labanca, vecchio amico di Torelli Viollier. Per l’estero c’erano accordi con l’Agenzia Stefani e la francese Havas.

L’amministratore del giornale era il fratello di Eugenio, Titta Torelli[16]. Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna, che possedeva uno stanzone nei sotterranei della Galleria Vittorio Emanuele.

Fonte: Wikipedia

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